La periferia non è un concetto geografico, ma sociale”, sosteneva Marc Augè. Nel suo essere luogo di vita risiedono i tratti che rendono la periferia un insieme inestricabile di elementi concreti e simbolici: uno spazio difficile, spesso di frontiera, ignorato oppure vissuto come diminuzione e mancanza.
Più in generale, la periferia potrebbe essere definita come uno “spazio critico”, nel suo portare in sé tracce di “crisi”, legate al “cambiamento” – temuto o auspicato, conflittuale o pacifico che sia -, e legate al “pensiero”, che si misura con il nuovo, osserva, cerca vie di uscita e percorsi alternativi.
In questo senso, la periferia è anche un concetto culturale.
“Amo tutte le cose che stanno ai margini”, diceva Carlo Cassola. Ancora di più oggi, stare ai margini rappresenta una scelta fondamentale, in un mondo che all’attuale disorientamento non trova di meglio che rispondere attraverso un continuo “mettere al centro”, alla ricerca di una visione tolemaica dell’esistenza, come simulacro di certezze sempre più traballanti.
Nella sua terza dimensione culturale, da incrociare con la geografica e la sociale, la periferia diventa il nostro luogo d’elezione e la nostra chiave di lettura.
Da qui intendiamo rivolgere il nostro sguardo, senza fretta e senza pressioni, per trovare il tempo e lo spazio di soffermarci su cose e questioni, convinti come siamo che abitino tutte accanto, magari in un dialogo non semplice, ma certamente pieno di vitalità e indipendente dai vari “centri” che vengono individuati, in modo arbitrario, per lo più obsoleto e mai causale.
“Il Periferico” come blog di informazione riunisce persone che si “somigliano” nel modo di mettersi accanto a quanto accade nel nostro tempo complesso, in un rapporto necessario di prossimità e di curiosità.
Pronti ad affrontare la inevitabile contraddittorietà a cui saremo esposti, e a condividere la meravigliosa varietà che potremo conoscere e raccontare, confidiamo di incontrare tanti altri flâneurs di tutte le periferie.


